La Cascina
Tutte le informazioni storiche sulla Cascina Villanis sono state gentilmente fornite dalla Dott.ssa Maria Teresa De Palma responsabile dell'archivio storico del Comune di Grugliasco.
Così Amedeo Grossi descriveva nel 1791, nelle sua Guida alle Cascine, e Vigne del territorio di Torino e contorni, la villa con annesse cascina e cappella detta "Il Villanis":
"Villa, e cascina del signor Gio.Luigi Villanis ajutante di camera di S.M. situata vicino alla Chiesa del Gerbo, ed alla destra della strada d' Orbassano, distante tre miglia da Torino; evvi un palazzo con portico, e galleria superiormente rivolti a mezzogiorno ed in faccia ad uno stradone d'olmi lungo 50 trabucchi, ed accanto un bel giardino: nella parte opposta vi è il rustico formante due cortili, in un angolo di cui vi è un grosso torrione; il tutto sotto Grugliasco".
"Cappella (...) disegnata dal Cavaliere D.Filippo Juvara, e dipinta dall'Abate Pelleri (...): dalla fama di detti Pittori, ed Architetto ognuno può essere pienamente persuaso della particolarità di detta Cappella".
Ancor oggi le parole di Amedeo Grossi descrivono la casa padronale con annessi gardino e cappella ed il rustico prospicienti
la Strada del Gerbido, nonchè il viale d'olmi - chiamato tradizionalmente "La Lea",
come volgarizzazione del francese "alée" che significa viale - che si diparte da rustico per perdersi fra i prati.
Non documentata è invece l'attribuzione del progetto della cappella a Filippo Juvarra, cui comunque si richiama come gusto.
Sebbene i dati siano un po' frammentari, sappiamo che le origini quantomeno della parte rustica del Villanis potrebbero risalire alla fine
del Seicento: la carta dei dintorni di Torino del Bailleu, datata 1706, segnala già nella regione detta del Gunso, o Roccaforte,
o Gerbido, e nello stesso sito una cascina denominata "Il Valpergo", della quale però non vi è alcuna altra traccia documentaria
negli archivi di Grugliasco. Del resto, sino al catasto napoleonico del 1808 i catasti di Grugliasco registrano soltanto i terreni del
Villanis, e non i fabbricati, segno che questi ultimi probabilmente erano accatastati a Torino data la prossimità del confine tra i due
territori e le conseguenti incertezze di registrazione.
Nel 1710, comunque, proprietario della cascina, cui avrebbe conferito la denominazione rimasta sino ad oggi, è il mercante torinese Francesco Villanis, che nell'arco di una quindicina di anni avrebbe notevolmente ampliato la proprietà acquistando in zona prati, campi ed alteni. Nel 1737 Carlo Michele Villanis, forse figlio e comunque erede di Francesco ed anch'egli mercante a Torino, è proprietario oltre ai fabbricati di più di 22 ettari di terreno, fra campi e prati. E' sicuramente lui a far erigere la cappella, annessa alla casa padronale ed il cui retro è ancor oggi visibile su strada del Gerbido, ricordata per la prima volta in una visita pastorale del 1749 come intitolata alla SS.ma Vergine, a S. Carlo Borromeo ed a S. Francesco di Sales. Ecco come la descrive nel 1769 il vescovo incaricato delle visite alle chiese e cappelle dell'arcidiocesi torinese:
"Vi sono conservate, in reliquiari di legno ornati con profili d'oro - esposti sopra l'altare in tempo di villeggiatura della famiglia Villanis - , le reliquie del legno della SS.ma Croce, del presepio di Betlemme e dei santi Pietro apostolo, Lorenzo martire, Bonifacio martire, Carlo Borromeo, Bernardo Domenico, Francesco di Sales, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Vincenzo Ferreri, Felice cappuccino, Anna, Irene, Margherita da Cortona. La facciata e la porta d'ingresso, che danno sulla strada pubblica, della cappella sono a mezzanotte, l'altare è a mezzogiorno; risulta inoltre separata dalla cascina. Il soffitto è a volta, la pianta è rettangolare ed il pavimento è in buono stato; è complessivamente solida, imbiancata all'esterno ed all'interno e, sempre all'interno, decorata da capitelli, lesene e pitture. E' illuminata da 5 finestre rotonde munite di grate e vetri. L'altare, discosto dal muro, è ligneo, in forma di urna ed è decorato da cornici e profili dorati; sopra i gradini del medesimo vi sono quattro piccole statue di legno dipinte di bianco, raffiguranti dei santi. L'icona posta sopra l'altare rappresenta la SS.ma Vergine, S.Carlo Borromeo e S. Francesco di Sales. Gli arredi sacri necessari alla celebrazione delle funzioni sono custoditi nella casa del proprietario. A lato dell'altare vi sono due piccole sacrestie. Quella a levante ospita un confessionale, quella a ponente un inginocchiatoio con la tabella delle orazioni ed un tavolino che serve da mensa per riporvi i paramenti. Nella cappella vi sono inoltre alcune panche di proprietà del signor Villanis."
Che la famiglia dei Villanis avesse fatto carriera presso la corte sabauda è dimostrato dalle cariche ricoperte dal proprietario della villa e cascina
nel 1790, Giovanni Luigi Villanis, aiutante di camera del duca del Genevese e del conte di Moriana. Nel 1808 un certo Felice Ballauri
avrebbe acquistato l'intera proprietà: più di 28 ettari, incluse le parti civile e rustica ed il giardino. Già nel 1811, però,
il proprietario cambia: è Michele Antonio Schioppo, un "negoziante" originario di Giaveno e residente a Torino. La famiglia degli Schioppo,
che manterrà la proprietà sino alla metà circa dell'Ottocento, fa cambiare l'intitolazione della cappella, che dal 1840 risulta difatti dedicata
a S. Michele Arcangelo; i verbali delle visite pastorali di questi anni annotano che "più volte nel corso dell'anno, dietro specifica concessione, vi si conserva
il SS.mo Sacramento, con il quale si impartisce la benedizione ai residenti della zona".
Nel 1853 villa, cascina e terre annesse vengono vendute ad un certo Cav. Giovanni Frisetti; nel 1870 la proprietà
passa di nuovo in altre mani, essendo stata acquistata dal Deputato Avvocato Federico Spantigati. Agli Spantigati il Villanis sarebbe rimasto
sino al 1893, anno in cui viene acquistato dal Cav. Claudio Ceresole.
Moglie di Guido Ceresole, figlio del Cav. Claudio, era una Peyron, appartenente alla nota
famiglia torinese che durante il primo decennio del '900 sarebbe stata proprietaria del Maggiordomo.
La casa padronale da questo momento prende il nome di Villa Ceresole; non così la cascina, che manterrà la denominazione di "Villanis".
A tutt'oggi il complesso è di proprietà della famiglia Ceresole.
